1. Le mucche non pascolano libere nei campi

Mucche sfruttate per il latte
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Gli spot televisivi che pubblicizzano prodotti caseari mostrano mucche che ruminano libere nei campi in alta montagna. Animali “felici”, si direbbe. Non è così.

Solo una parte estremamente marginale del latte che troviamo al supermercato è prodotto in quel modo. Il resto proviene da mucche che vivono in grandi stalle industriali dalle quali non possono mai uscire, e invece di calpestare e cibarsi di erba all’aperto, ingeriscono mangimi industriali tutta la vita.

Le mucche non sono fabbriche di latte e, come tutti i mammiferi, lo producono solo dopo la gravidanza fino allo svezzamento del cucciolo. Per far sì che il loro corpo continui a produrne, negli allevamenti vengono continuamente inseminate artificialmente e munte per lunghi mesi. La mungitura non è manuale, ma avviene attraverso macchinari attaccati direttamente alle mammelle, che estraggono fino a 40 litri di latte al giorno.

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2. Le mucche da latte finiscono al macello

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Molte persone non sanno che anche le mucche sfruttate per la produzione di latte e formaggio vengono uccise proprio come gli animali allevati per la carne. Difatti, dopo alcuni anni, la quantità di latte che le mucche producono si riduce, abbassando i margini di guadagno. Questo perché non riescono a mantenere i ritmi di produzione incessanti che non tengono conto del loro benessere.

Quando questo accade, ormai del tutto stremate, vengono avviate al macello e sostituite con mucche più giovani. In natura questi animali possono vivere in media 20 anni, negli allevamenti attorno ai 5 anni di età vengono mandate al macello per diventare carne di seconda scelta.

3. E i vitelli che fine fanno?

Vitello separato e messo in un box
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I vitellini vengono strappati alle loro madri subito dopo il parto o a pochi giorni di vita, perché il latte delle mucche viene interamente destinato al consumo umano. Le femmine solitamente diventano mucche da latte come le loro madri, mentre i maschi possono essere destinati alla produzione di manzo e fatti ingrassare fino all’età di due anni e poi avviati al mattatoio.

Una parte dei vitellini vengono invece utilizzati per la carne bianca “di vitella”. Sono uccisi a pochi mesi di vita, trascorsi in box minuscoli per impedirne il movimento, così da non far sviluppare i muscoli e ottenere una carne più tenera. Inoltre, per far restare la loro carne bianca, vengono resi anemici e nutriti con un surrogato del latte.

In natura invece, i vitelli non si allontanano praticamente mai dalla madre, soprattutto le femmine. In alcuni casi ai maschi in età adulta vengono scacciati, ma raramente racconta Enrico Moriconi, medico veterinario, consulente in etologia e garante per i diritti animali della Regione Piemonte.