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Correva l’anno 2012 quando una esperienza volontario di Eco turismo al CRTM di Linosa segnò profondamente la nostra vita.
Ricordi Indelebili.
Rilasciare personalmente Libera, una Tartaruga Caretta Caretta, con sottofondo una cornamusa che segnava il momento fu commovente.

In quella settimana di volontariato eravamo schiaffati davanti all’evidente danno che l’uomo crea alla natura ed agli animali.
Plastica in mare, reti da pesca, insostenibilità, ignoranza da parte umana intaccano ogni minuto la vita pacifica delle Tartarughe e di tutti gli animali che vivono il mare.

Fu questo il primo momento in cui iniziammo a pensare a quel progetto che oggi si chiama Lasca La Randa.

Sette intensi giorni passati tra le vasche delle tartarughe e l’infermeria. Ogni tanto il tempo per camminare sull’isola nera, così piccola così accogliente. Ogni tanto il tempo di andare col gommone a cercare delfini e cetacei in generale, affiancati dai responsabili del progetto che strutturavano l’uscita in forma didattica.

Dare da mangiare alle piccole Tartarughine che non avevano trovato la via del Mare, Pesare le nuove tartarughe arrivate, valutare il problema che avessero, operarle quando necessario era all’ordine del giorno. Il nome assegnato era di consuetudine quello portato dalla imbarcazione/peschereccio che aveva fatto la segnalazione.

Il grande e lungo lavoro del CRTM di Linosa consisteva anche nella sensibilizzazione dei pescatori locali affinchè contribuissero alla tutela e salvaguardia delle Tartarughe e non solo. E’ così che quotidianamente Tartarughe arrivavano in infermeria, una telefonata, una segnalazione, e via che veniva predisposta una vasca per la nuova arrivata.

Spesso erano vittime della pesca, delle reti, degli ami; molte altre volte essendosi “cibate” di plastica scambiata per medusa non riuscivano a nuotare rischiando sia impatti con imbarcazioni sia assenza di nutrizione.

Ad ogni modo era sempre l’uomo la fonte della loro sofferenza.

Sette lunghi giorni, intensi, che culminarono con il rilascio di Libera in mare. Come sempre, questo momento veniva pubblicizzato, affinchè vi fosse partecipazione dei locali e dei turisti non per fare le foto ma per essere sensibilizzati alla causa. In acqua gli specialisti, che seguivano la tartaruga a distanza per accertarsi che prendesse la rotta corretta.

Libera era in cura da oltre venti giorni, un amo ingoiato stava compromettendo la sua sopravvivenza. Un intervento curato dai veterinari esperti, lunghi giorni sotto osservazione prima di poter tornare in mare, libera di nome e di fatto.

Fu affidato a me questo rilascio. Lo ricordo sempre e lo ricorderò per sempre. Quelle note di cornamusa accompagnarono il rilascio, fra la commozione di ogni partecipante. E’ stato un momento di presa coscienza importante nella nostra vita, una esperienza che apre gli occhi, apre il cuore, apre la mente, e cambia le scelte alimentari.

 

Buona Fortuna Libera 

Buona Fortuna a tutte le Tartarughe Marine

 

Consigliamo ecovolontariato nei vari Centri di Recupero Tartarughe Marine a chiunque voglia sperimentare una esperienza davvero forte.
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